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IL CARBONAIO Tipica e prevalente a Monticiano, fino a cinquant'anni fa, era l'attività del carbonaio. Nel paese ve ne erano molti. Compagnie di tre o quattro si recavano nei boschi limitrofi al paese ed anche in luoghi piu' lontani e vi sostavano molti giorni, anche per mesi. D'estate dormivano all'aperto, sotto le piante, d'inverno al riparo di capannette costruite da loro stessi con zolle, su un'impalcatura di legno. Farina di granoturco e formaggio costituivano la loro alimentazione; i rifornimenti arrivavano ogni 15 giorni. Svolgevano il loro lavoro prevalentemente dalla primavera all'autunno, mentre nell'inverno di dedicavanno all'attività di taglialegna. Facevano parte della compagnia dei "segantini: riuniti in gruppi, ognuno aveva un compito preciso, chi atterrava la pianta, chi puliva il legno, chi lo squadrava etc. Stagionato, il legname veniva, poi, venduto a bottai e falegnami. Il procedimento della trasformazione della legna in carbone era molto complesso: I carbonai preparavano una piazzola rotonda e ben pulita, nel mezzo ponevano un fastello di scopi dove infilavano un palo, che andava a conficcarsi nel terreno. A girotondo mettevano pezzi di legna (Cerro e Castagno) e sui quali veniva accatastata altra legna precedentemente preparata e trasportata dal bosco mediante "cavalletti" (sorta di forcine che si fissavano sulle spalle deil trasportatore). Il tutto assumeva la forma di un pagliaio la cui sommità' era parzialmente coperta da una gabbietta di legnetti. Sopra tale costruzione si gettavano, fino all'altezza di un metro circa, zolle di terra umide; dall'altra parte veniva coperto con foglie, che servivano ad impedire il passaggio della terra fina che veniva gettata sopra di loro. A questo punto il carbonaio, dopo aver tolto il palo centrale, per cui la gabbietta, posta sulla sommità, cadeva all'interno della carbonaia, gettava nel , nel foro così' ottenuto, delle braci ardenti. Il fuoco, veniva alimentato per alcune ore con due o tre corbelli di legname tagliato a piccoli pezzi (mazzi). Dopo questa operazione la bocca della carbonaia veniva chiusa con una zolla di terra. Il processo di carbonizzazione aveva inizio. Intanto il carbonaio praticava dei fori alla base della costruzione con un legno appuntito, in modo da consentire una certa ossigenazione, che avrebbe permesso al fuoco di non spegnersi. Dopo due o tre giorni, il carbonaio "sommontava" la carbonaia, cioè toglieva con un rastrello la terra grossa e quindi la ricopriva con terra piu' fina. Per vedere quando il legname era completamente trasformato in carbone si osservava l' abbassamento della catasta e quando questo cessava significava che il carbone era pronto. Il tempo di "cottura" era diverso a seconda della qualità del legname e della sua stagionatura e poteva variare da quattro a dieci giorni. Quando la carbonaia non fumava piu', veniva tolta la terra dalla parte alta (testa); tale terra, vagliata, serviva a spegnere le parti ancora infuocate. In seguito anche le zolle venivano tolte e ridotte in terra fina per essere utilizzate come sopra. Quindi la carbonaia veniva "spaccata" e si recuperava il carbone; se vi erano delle parti ancora infuocate si interveniva con acqua. Il carbone veniva vagliato per ripulirlo dalla terra e, quindi inserito in balle da destinarsi ai vetturini. PIu' tardi, alle carbonaie si recavano le donne che, con dei rastrelli rimuovevano la terra bruciacchiata per recuperare la carbonella. Gli strumenti usati nel corso dell'operazione sono i seguenti: pale, zappe, rastrelli, vagli Tratto da un opuscolo della Scuola Media Statale di Monticiano Anno scolastico 1979 - 1980 |
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Ricerche correlate: Monticiano, Siena, Toscana, paese, borgo, collina, boschi, natura, castagne, , castagneto, carbonaio, carbone, carbonella, attività del passato, |
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