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LA RACCOLTA DELLE CASTAGNE

CastagneCi è parso interessante chiedere quà e là come avveniva nel passato la raccolta delle castagne.

Tutte le famiglie di Monticiano possedevano, o avevano in affitto, una area più o meno vasta di castagneto. Quelle più facoltose: i Barsini, i Callaini, i Torti avevano molti castagneti affittati con il sistema della mezzadria; tali castagneti erano tenuti con una cura scrupolosa come se fossero stati giardini. Al bosco i lavori cominciavano i primi di settembre con la cosidetta roncatura. Si partiva, a piedi, all'alba per tornare in paese soltanto alla sera e si sceglievano le giornate nuvolose o nebbiose per non sentire eccessivo caldo. (Ancora oggi, quando la giornata è grigia, si usa dire": "E' tempo.di roncatura").

Uomini e donne si mettevano in fila e, con la falce in mano, tagliavano il sottobosco costituito da: brontalo, erba e felci che servivano, poi, a segnare i limiti delle rispettive proprietà. Tale operazione era scrupolosa, perché era importante non perdere i frutti anche di un solo castagno. Le felci tagliate servivano, inoltre, a costruire cancelli che si mettevano davanti alla porta del "seccatoio". Dopo la roncatura si procedeva alla "scapezzatura" dei castagni; si tagliavano, cioè, i rami poco produttivi delle piante; si accatastava, poi, il tutto, vicino al seccatoio perché sarebbe servito, in seguito, per essicare le castagne.

CastagneDopo questi lavori più faticosi, si ravversava il seccatoio (costruzione in mattoni, simile ad una capanna, con due piccole finestre ciascuna posta sotto gli spioventi del tetto), cioè si costruiva la "grata", costituita da legnetti sottili messi l'uno accanto all'altro per impedire alle castagne di cadere al di sotto; la grata si fissava a circa un un metro di distanza dal tetto del seccatoio. Si preparavano, poi, le "chiappellore", sorta di forcella fatta con i polloni del castagno, che venivano assottigliati con un coltello, piegati pian piano ad U e legati per farli rimanere in forma con la roggiola (specie di ginestra). Qesto attrezzo rudimentale serviva per raccogliere le castagne e aprire i ricci, quando dopo un periodo di forte siccità, non si aprivano spontaneamente. Dopo aver compiuto tutti questi lavori preliminari nel bosco, la gente tornava a casa aspettando la caduta delle castagne.

Durante la raccolta, il paese si spopolava, e la vita si svolgeva nel castagneto per uno o due mesi. La giornata era faticosa, ma veniva allietata , alla sera, da canti e balli: I giovanotti dei dintorni si recavano al bosco per ballare con le "Mesaie" (ragazze che svolgevano un lavoro stagonale) Si mangiavano funghi (ovoli e porcini), castagne, noci, nespole, mele, piantate apposta vicino al seccatoio e si dormiva sui pagliericci.

CastagneLe castagne venivano raccolte da terra con la chiappellora e messe nella "patanoccia", grande tasca di juta fissata alla vita mediante una cintura. Ogni volta che la patanoccia si riempiva, veniva vuotata nei corbelli e questi a loro volta, vuotati sopra la grat a del seccatoio. Terminata la raccolta si accendeva sotto la grata il fuoco, che non dovevamai spegnersi, nè ardere troppo per non arrostire le castagne. Alla fine si gettava sulle braci ardenti la pula (bucce di castagne dell'anno precendente).

Le castagne venivano continuamente rimosse per far si che si seccassero bene, era il piu' vecchio ed il piu' esperto che seguiva questa fase dell'essiccazione ed era lui che rimaneva solo nel bosco. Quando tutte le castagne erano secche, la gente ritornava al castagneto per procedere alla trebbiatura. Davanti al seccatoio veniva preparata la piazzuola, si apriva la grata e le castagne si facevano cadere al di sotto, poi con i corbelli si portavano fuori; una parte veniva messa nelle bigonce e trebbiata con il "manfano" (attrezzo rudimentale costituito da un pezzo di legno di castagno alla cui estremità, trasversalmente, erano fissato un manico e in cilindro di ferro seghettato), l'altra gettata a terra e trabbiata con la "mazzanghera" (strumento costituito da un lungo palo alla cui estremità c'era uno strano rettangolo di legno intagliato a piccoli cunei ai cui vertici erano state messe delle bullette da scarpe): Le castagne così triturate venivano messe dalle donne nei "capistei" (grossi vassoi di legno concavi), ciascun "capisteo" sorretto da due donne, veniva velocemente abbassato e sollevato, in maniera tale che il vento portasse via le scorie. Qui terminava la fase della raccolta e della essiccazione delle castagne.

CastagneLa seconda fase si svolgeva al mulino, dove i fritti si trasformavano in farina dolce e e successivamente in polenta. Dopo la seconda guerra mondiale, una macchina sostituì tutti gli attrezzi della trebbiatura ed il lavoro fu molto facilitato. Il proprietario della macchina era Gigi, d'Alderico.

Le castagne raramente venivano vendute, perchè avevano scarso valore commerciale; erano consumate in famiglia, in quanto elemento base della nutrizione.

La qualità delle castagne piu' diffuse nei boschi intorno a Monticiano sono le le Rossoline, le Carpinesi e le Selvatiche (quest'ultime sono prodotte da castagni non innestati); con i pochi marroni si facevano e sifanno tuttora: "bolami", "crogiate" e "pelati".

Tratto da un opuscolo della Scuola Media Statale di Monticiano Anno scolastico 1979 - 1980

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Ricerche correlate: Monticiano, Siena, Toscana, paese, borgo, collina, boschi, natura, castagne, marroni, caldarroste, polenta, farina dolce, castagneto, roncatura, mazzanghera, manfano, seccatoio.