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BEATO ANTONIO PATRIZI  - Miracoli e Grazie

Ai tre prodigi già accennati se ne potrebbero aggiungere tanti da formare un volume. Ci limiteremo a citarne alcuni, avvertendo che essi « sono pie e storiche tradizioni raccolte da persone provette ed oneste, e spesso debitamente documentate, da non pretendere, però, che esse siano ammesse come verità infallibili.

Eccone alcuni, scelti fra i più notevoli:

Un uomo, ferito mortalmente, si estrae la spada dal petto e resta in vita, per quanto i medici ne avessero data sicura la morte, invocando il Beato.

Un soldato bolognese, devoto del Beato, viene condannato a morte. Egli invoca il suo Protettore e riesce ad uscire dal carcere e a mettersi in salvo.

Bagliuccia, da più anni inferma, invoca il Beato mentre, sente suonare a festa le campane, e si sente in breve risanata.

Frate Angelo, afflitto da lunga infermità, invoca fervidamente il Beato e supera la malattia. Grato di tanto beneficio, compose il classico « Inno» che viene cantato quando si scopre il venerabile corpo.

Un certo Papi di Monticiano, smarritosi nei boschi per una grande nevicata e caduto in un burrone, ne esce incolume dopo l'invocazione del Beato, e ritrova ti via.

Il 13 aprile 1749 i fratelli della Compagnìa trasportarono a Siena il corpo del Beato, per essere, com' è consuetudine, venerato nel Duomo nella domenica in Albis. Partiti sotto una pioggia dirotta e continua, portarono a Siena le preziose spoglie senza bagnarsi. IL fiume Merse e il fiume Feccia, in gran piena e senza ponti, furono felicemente attraversate.
E in quella occasione furono moltissimi gli affetti da malattie risanati, i sordi e i ciechi che ebbero guarite le loro infermità.

Duè contadini delle Sodole (Luriano) ebbero, per le fervide preghiere rivolte al Beato, risanato un loro figlioletto rachitico (1769).

Un certo Matteo Bartali, percosso alla testa da un secchione pieno di calce, che porgeva al.pittore Andrea Aggravi il quale lavorava nel Coro, stramazzò al suolo, ma, invocato il nome del Beato, subito si rialzò.

La enumerazione dei fatti prodigiosi, attribuiti alla intercessione del Beato, potrebbe continuare a lungo; ma basta osservare le centinaia di ex-voto che ne adornano l'altare e le pareti vicine, i quadretti che ricordano pericoli mortali felicemente scampati, le migliaia di oggetti preziosi offerti « per grazia ricevuta », per rimanere meravigliati della sicura fiducia avuta, in ogni tempo, nella intercessione del Beato Antonio dal popolo di Monticiano e di altri centri.

Sono voti di ammalati risanati, di persone uscite o tornate salve da pericolose imprese, di impenitenti convertiti; sono offerte di operai rimasti illesi in gravi infortuni sul lavoro, di giovani guariti da malattie gravi, di vedove e di orfani consolati nei loro dolori, di polveri che ebbero misteriosi soccorsi. Sono, insomma, innnumerevoli ricordi di devozione e di gratitudine offerti ad un angelico Intercessore nel succedersi dei secoli.

Pervida è la venerazione che il popolo di Monticiano ha per il suo Protettore, venerazione che non viene meno nonostante la evoluzione delle abitudini e delle idee. E' convinzione tradizionale che Monticiano sia rimasto immune da contagi che hanno altrove mietuto tante esistenze) e, se colpito, furono molto attenuati gli effetti delle grandi calamità. Cosicchè si puòritenere per vero quello che, nel 1740, affermava il novantenne Antonio Costantini, tanto devoto del Beato, che cioè:
1".. nessuno della nostra terra vada mendicando se vive cristianamente; 2" le nostre campagne e il paese siano protetti dai flagelli; 3" nessuno di questa terra commetta colpe infamanti.

 


tratto dall'opera: Vita del Beato Antonio Patrizi di Pietro Salvatici