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La grande Abbazia
Abbazia
di San Galgano; Notizie Storiche
Altrettanto attiva l'attenzione per la parte settentrionale della
provincia senese. In Val d'Elsa dopo aver ricevuto la grancia di
Mollano, donata nel 1271, seguono frequenti investimenti, realizzati con
i profitti delle cessioni dei mulini di Badia Ardenga; anche qui,
l'abbazia possiede quote ingenti di mulini e gualchiere, che gestisce in
compartecipazione con il Comune di San Gimignano. In più, un'estenuante
contesa aperta con il Capitolo di San Felice, a proposito dell'oratorio
di San Gimignano, offre ulteriori benefici ai cistercensi; ottengono
l'edificazione di altri due mulini, con oneri e vantaggi divisi
equamente, rendendosi però liberi di trasportare e commerciare grano in
tutto il territorio senza pagare dazi: inoltre richiede l'impegno da
parte del Comune di spingere i contadini a portare i loro prodotti
solamente a questo mulino. E' evidente che ci troviamo di fronte ad un
provvedimento mirato ad ottenere diritti di banno; non abbiamo però
ulteriori indicazioni che testimonino richieste simili per le altre
strutture sottoposta al controllo abbaziale.
Un giro di affari così consistente, alimentato in massima parte
dall'acquisizione del produttivo oratorio di Asciano (donato da Sigherio
de'Gallerani nel 1286) e della grangia di Mollano, crea intorno agli
anni '90 del '200, una crisi per saturazione. Si rende dunque
inevitabile una profonda ristrutturazione dell'intero patrimonio
monastico, operando tagli alle proprietà e restringendo la sfera
d'azione alle aree più importanti; così, nel 1289 viene affidata ad un
monaco la revisione delle proprietà nella corte di Monticiano (che si
concretizza nelle cessioni dei mulini sulla Merse), segue poi l'affitto
delle grange di Gesseri e Mollano e la richiesta di denaro a prestatori
di Chiusdino. Verso la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV si
assiste di nuovo ad una modesta ripresa con l'acquisto dell'oratorio di
S. Galganello e di quello di Montalcino.
Certo che la "crisi" non corrisponde assolutamente alla decadenza di
questo organismo che, secondo le stime della Tavola delle Possessioni,
possiede un patrimonio totale che ammonta ad un totale di 150.000 lire
senesi (inferiore solo quello dei Salimbeni e dei Tolomei) per di più
distribuito lungo zone particolarmente significative, lungo gli assi
stradali (via Francigena-via Maremmana) e presso le sedi dei mercati più
importanti (Asciano e S. Gimignano). Si ha poi notizia di dieci grange
poste in aree molto distanti fra loro e dal monastero, che determinavano
anche considerevoli problemi di trasporto: lo dimostra l'accordo
contratto nel 1282 da parte del Comune di Siena in merito all'obbigo di
scortare dei convogli di grano provenienti dalla Maremma.
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fonte http://archeologiamedievale.unisi.it |
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