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La Spada nella roccia si trova al centro della Rotonda di Montesiepi ed è conficcata in un masso roccioso che emerge dal pavimento.


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La Spada, per lo meno a giudicare dalla parte visibile sporgente dal masso, sembra corrispondere esattamente per quanto concerne lo stile, a una vera spada del XII secolo, e più esattamente del tipo X.a della classificazione ormai universalmente accettata di Ewart Oakeshott. Si tratta di uno dei massimi esperti di spade medievali, consulente alle Royal Armouries di Leeds, autore di diversi volumi sull’argomento.

La Spada ha subito diverse vicessitudini, infatti fu spezzata da un vandalo negli anni 60 ed anche nel 1991, quando un giovane si rinchiuse nella rotonda con dei turisti e tentando di estrarre la spada. Il moncone spezzato fu fatto sistemare fissandolo sopra la parte di lama che ancora era nella roccia.

Tutte queste traversie, rotture e riparazioni avevano dato origine a voci non giustificate, riportate anche in opuscoli turistici o testi di storia dell’arte, che la Spada fosse un falso ottocentesco, che fosse stata sostituita, che la lama non esistesse veramente sotto la roccia, ecc. - Nel 2001 alla presenza di varie persone, si è proceduto a un’ispezione del manufatto.

Con il contributo e aiuto dell’Università di Siena la spada è stata ispezionata con un endoscopio a fibre ottiche. E’ stato verificato che gli orli della frattura dei due pezzi combaciano, lasciando quindi ritenere che la parte spezzata sia effettivamente parte della spada originale.

Nel corso delle operazioni erano state raccolte con un magnete alcune piccole scagliette, già staccate dalla lama. Esse sono state inviate per un’analisi al microscopio elettronico a scansione al Dipartimento Innovazione Meccanica e Gestionale, Università di Padova, che poteva dare indicazioni circa la struttura del metallo, i trattamenti subiti (tempera, ricottura, ecc), con l’intento di verificare, tra l’altro, se vi fossero elementi in contrasto con la supposta origine medievale del manufatto stesso.

Purtroppo i frammenti non contenevano metallo, ma erano costituiti da semplici ossidi di ferro (anche se magnetici) e quindi non utilizzabili ai fini della prevista analisi. Uno di questi frammenti è stato comunque analizzato chimicamente per Spettroscopia di Assorbimento atomico presso il Dipartimento di Chimica Generale dell’Università di Pavia evidenziando i seguenti elementi:

Cdca 0,104 ppm Cuca 80.4 ppm Nica 70.5 ppm Pbca 39,2 ppm - Questi valori rientrano nella norma per un metallo medievale e non indicano utilizzo di leghe o acciai moderni.

Alcuni studiosi fanno notare come ci siano dei punti di contatto  tra la vicenda di San Galgano,  e quella di Re Artu', infatti entrambi i fatti si svolsero nel XII secolo e tra Galgano e il nome di uno dei cavalieri Arturiani, Galvano, esistono delle particolari assonanze. Ma siamo al cospetto di ipotesi in cui la storia si confonde con il mito e quindi è sempre molto rischioso azzardare parallelismi. Oggi ci resta l’eco di una seconda spada infissa nella dura roccia che da secoli sfida a svelare il suo antico segreto.

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