|
|
|
||||
|
La Spada, per lo meno a giudicare dalla parte visibile sporgente dal
masso, sembra corrispondere esattamente per quanto concerne lo stile, a
una vera spada del XII secolo, e più esattamente del tipo X.a della classificazione
ormai universalmente accettata di Ewart Oakeshott. Si tratta di uno dei
massimi esperti di spade medievali, consulente alle Royal Armouries di
Leeds, autore di diversi volumi sull’argomento. Nel corso delle operazioni erano state raccolte con un magnete alcune piccole scagliette, già staccate dalla lama. Esse sono state inviate per un’analisi al microscopio elettronico a scansione al Dipartimento Innovazione Meccanica e Gestionale, Università di Padova, che poteva dare indicazioni circa la struttura del metallo, i trattamenti subiti (tempera, ricottura, ecc), con l’intento di verificare, tra l’altro, se vi fossero elementi in contrasto con la supposta origine medievale del manufatto stesso.
Purtroppo i frammenti non contenevano metallo, ma
erano costituiti da semplici ossidi di ferro (anche se magnetici) e
quindi non utilizzabili ai fini della prevista analisi. Uno di questi
frammenti è stato comunque analizzato chimicamente per Spettroscopia di
Assorbimento atomico presso il Dipartimento di Chimica Generale
dell’Università di Pavia evidenziando i seguenti elementi: Alcuni studiosi fanno notare come ci siano dei punti di contatto tra la vicenda di San Galgano, e quella di Re Artu', infatti entrambi i fatti si svolsero nel XII secolo e tra Galgano e il nome di uno dei cavalieri Arturiani, Galvano, esistono delle particolari assonanze. Ma siamo al cospetto di ipotesi in cui la storia si confonde con il mito e quindi è sempre molto rischioso azzardare parallelismi. Oggi ci resta l’eco di una seconda spada infissa nella dura roccia che da secoli sfida a svelare il suo antico segreto.
|
||||